Misteri 2012
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pranzetto alla Camera

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Sorpreso Re: pranzetto alla Camera

Messaggio Da Alaudae Gio 26 Gen - 15:46:45

cristian ha scritto:io devo essere sincero,pensandoci bene e senza ragionare d'istinto sono arrivato alla conclusione che voglio capire meglio questa cosa della liberta' di stampa, non la capisco bene,non vedo tutta questa censura,alla fine bene o male le notizie o grazie al web(sopratutto) o in qualche tg e giornale (non appecoronati e sono pochi)le veniamo a sapere,non tutto? ovviamente,ma in quale altro paese al mondo vengono a sapere tutto?in quale altro paese la maggior parte dei tg dice quello che si dovrebbe dire per informare i cittadini??pochi ,molto pochi,quindi mi chiedo ; in base a cosa la fanno questa classifica??? in certi paesi uccidono,in italia a memoria (recente)non mi viene in mente un uccisione di questo genere,che mi dite? voglio capire cosa si intende davvero per liberta di stampa.

il web stanno cercando di strangolarlo, per i media, giornali, tv etc, nessuno (quasi) viene ucciso ma stritolato dai media "appecoronati" cioè la maggioranza dell'informazione seguita dall'audience "apatica", come diceva Steven Greer nel post "intervista a steven greer, perchè gli extraterrestri non intervengono? a pag. 21. credo che in nessun Paese vengano a sapere "tutto" perciò non so. bisognerebbe sapere con quali parametri vengono fatte queste statistiche.

lista giornalisti italiani uccisi:

Il minimo che possiamo è fare è ricordarli. Dalla Resistenza ad oggi sono 28 i caduti nell’adempimento del loro dovere di informare :

Piero Gobetti, muore il 16 febbraio 1926, a Parigi, dopo essere stato percosso dai fascisti. Quando muore ha 25 anni. La stessa cosa che accade a Giovanni Amendola, bastonato nel luglio 1925 e che morirà a Cannes il 7 aprile 1926. Poi Carlo Merli ed Enzio Malatesta, entrambi aderenti al Movimento Comunista d’Italia-Bandiera Rossa, furono arrestati l’11 dicembre 1943 e fucilati per ordine del Tribunale speciale tedesco.

La mafia ha assassinato in Sicilia Cosimo Cristina (5 maggio 1960, 24 anni) ; Mauro De Mauro (16 settembre 1970, 49 anni) ;Giovanni Spampinato (27 ottobre 1972, 26 anni) ; Giuseppe Impastato (10 maggio 1978, 30 anni), dilaniato da un’esplosione, che dai microfoni di Radio Out aveva denunciato gli affari mafiosi di Cinisi ; Mario Francese (27 gennaio 1979, 54 anni) ; Giuseppe Fava (5 gennaio 1984, 59 anni), fondatore de I siciliani, ucciso per le sue inchieste sugli appalti edilizi e i collegamenti tra mafia e missili di Comiso ; Mauro Rostagno (26 settembre 1988, 45 anni), redattore di una tv privata ; Giuseppe Alfano del quotidiano La Sicilia (8 gennaio 1993, 48 anni).

La camorra ha assassinato, il 23 settembre 1985, per le sue inchieste sulle alleanze criminali a Torre Annunziata Giancarlo Siani, 26 anni, de Il Mattino, mentre ancora misteriose sono le cause dell’assassinio di Carmine (Mino) Pecorelli, direttore del settimanale OP il 20 marzo 1979 (per questo delitto è stato assolto il senatore a vita Giulio Andreotti accusato di essere il mandante).

Ed ancora : l’ex vicedirettore de La Stampa Carlo Casalegno (16 novembre 1977, 61 anni) e l’inviato speciale del Corriere della Sera Walter Tobagi (28 maggio 1980, 33 anni), presidente dell’Associazione lombarda dei giornalisti, entrambi assassinati dalle Br.

In Mozambico, nel 1987, è stato assassinato il triestino Almerigo Grilz dell’agenzia di stampa Albatros. L’1 giugno 1993 fu ucciso in Bosnia il freelance Guido Puletti, 40 anni mentre il 20 marzo 1994 furono uccisi insieme, in Somalia, Ilaria Alpi, 33 anni, del TG3 e il telecineoperatore triestino Miran Hrovatin, 46 anni. Un anno dopo, il 9 febbraio del 1995, sempre in Somalia, fu assassinato, in un agguato, il telecineoperatore Rai Marcello Palmisano. Poi toccò ad altri tre triestini, il giornalista Marco Luchetta e gli operatori Alessandro Ota e Dario D’Angelo, assassinati a Mostar in Bosnia. Quindi Antonio Russo (15 ottobre 2000, 40 anni) inviato di Radio Radicale, sulla strada di Tblisi in Georgia. Russo fu l’ultimo giornalista a documentare la pulizia etnica a Pristina (Kosovo). E da ultimi, il medico-reporter Raffaele Ciriello in Palestina, ucciso dai soldati israeliani il 13 marzo 2002, Maria Grazia Cutuli (19 novembre 2001, 39 anni) del Corriere della Sera in Afghanistan ed Enzo Baldoni (26 agosto 2004, 50 anni) freelance ucciso in Iraq.
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Sorpreso Re: pranzetto alla Camera

Messaggio Da Christian Gio 26 Gen - 18:04:14

Alla fine tutti i rapimenti dei giornalisti si intrecciano tra di loro... Sapevano troppe cose, gli hanno rapiti, e poi con un pretesto... byyyyy byyyyyy!

Un'unico consiglio che posso dare? Non fate i giornalisti come lavoro
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Sorpreso Re: pranzetto alla Camera

Messaggio Da Marek Gio 26 Gen - 23:53:37

Della serie ...mio nonno e campato fino 100anni perché si faceva cxxxi suoi...
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Sorpreso Re: pranzetto alla Camera

Messaggio Da Arconte Segugio Ven 27 Gen - 9:07:39

A furia di farci i CxxxI nostri siamo arrivati nelle condizioni in cui viviamo oggi. Cani (rispetto totale per la specie dei cani) al guinzaglio di alcune famiglie che decidono tutto su di noi, che anche se ci trattano male continuiamo a rimanerli fedeli.
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Sorpreso Re: pranzetto alla Camera

Messaggio Da Alaudae Ven 27 Gen - 9:13:21

Arconte Segugio ha scritto:A furia di farci i CxxxI nostri siamo arrivati nelle condizioni in cui viviamo oggi. Cani (rispetto totale per la specie dei cani) al guinzaglio di alcune famiglie che decidono tutto su di noi, che anche se ci trattano male continuiamo a rimanerli fedeli.

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Sorpreso Re: pranzetto alla Camera

Messaggio Da Christian Ven 27 Gen - 13:33:52

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Sorpreso Italia in crisi: la magia di un bando permetterà l'acquisto di nuove auto blu

Messaggio Da Alaudae Ven 27 Gen - 21:39:39

pranzetto alla Camera - Pagina 5 03162_auto_blu

Pubblicato dal Ministero dell'Interno il via libera all'acquisto di nuovi veicoli: 10 milioni di euro pronti per le pubbliche amministrazioni. Con dei limiti: la cilindrata (1600 cc) e zero optional. A meno che non paghino loro il surplus. Può essere una buona notizia per le forze dell'ordine, ma c'è anche l'opzione di autovetture "blu ministeriale"

Le auto blu, uscite dalla porta, rischiano di rientrare dalla finestra. Il governo con un decreto ha deciso la stretta sui veicoli in uso alle pubbliche amministrazioni stabilendo tetti nella spesa, nuove regole per l’uso e per l’acquisto. Ma dieci giorni dopo il ministero dell’Economia lancia un bando per acquistarne 400 nuove di zecca, personalizzabili con vari colori compreso un bel "blu ministeriale". Il tutto per la modica cifra di 10 milioni di euro. L’incoerenza della politica, a quanto pare, non risparmia il governo dei tecnici.

Era il 13 dicembre 2011 quando il consiglio dei ministri dichiarava guerra al fenomeno, tutto italiano, delle auto di rappresentanza e di servizio in uso presso le amministrazioni pubbliche, centrali e periferiche. Nel mirino non solo le auto blu ma tutto il parco dei mezzi in dotazione presso enti, comuni, province e regioni che secondo un censimento ancora in corso sarebbero oltre 70mila. Un segnale importante per gli italiani in un momento in tempi di nuovi sacrifici, aumenti delle tariffe e liberalizzazioni. "Stop all’auto blu come status symbol" è il messaggio che passa sui giornali. Ma ecco che il 24 gennaio, sul sito del Ministero dell’economia e sul portale Aquistinretepa.it, compare un bando nel quale si annuncia proprio il contrario, cioè la disponibilità a comprare altre 400 vetture per le amministrazioni che ne faranno richiesta. La base d’asta per le imprese fornitrici è di 9.571.000 euro e il termine per le loro offerte è fissato l’8 marzo. Le cilindrate oggetto della gara sono tutte inferiori a 1600 cc con standard minimi di equipaggiamento (climatizzatore, abs, controllo di trazione e stabilità elettronici e ovviamente airbag) e accessori facoltativi ed "extracapitolato" come sensori di parcheggio e pressione pneumatici, sistema start&stop.

Gli acquisti saranno effettuati tramite il sistema centralizzato di gestione Consip in base alle diverse esigenze che perverranno dalle amministrazioni senza limitazioni. Potranno aderire amministrazioni pubbliche senza distinzioni, centrali e periferiche, enti locali e territoriali, corpi di polizia, vigili del fuoco, Asl e così via. Potrebbe essere una buona notizia per le forze dell’ordine che da anni lamentano un parco veicoli ormai obsoleto e insufficiente. Ma da una vocina del capitolato si riaffaccia il rischio che, alla fine, anche chi vorrà far man bassa di auto blu avrà la strada spianata. A leggere la documentazione allegata, le note tecniche e tutto il nutrito materiale del bando si precisa infatti che sono compresi colori base, come il grigio, e "colori di istituto". Così tra il verde "vem" per le vetture militari e il rosso "ral" per i vigili del fuoco ecco che spunta anche un bel "blu ministeriale". Il bando precisa poi che gli interni sono standard. Non tutti però, perché l’amministrazione potrà fare richiesta al fornitore di allestimenti diversi e aggiungere a sue spese "interni di pregio", con relativi costi a proprio carico. Insomma, la versione base è compresa, se vuoi quella elegante a scopo di rappresentanza devi metterci del tuo. Che poi è sempre il nostro, perché che a pagare sia l’amministrazione centrale o quella periferica, sempre di soldi pubblici si tratta.

La notizia stupisce per varie ragioni. A partire dal fatto che solo dieci giorni fa il governo ha approvato con apposito decreto il taglio alle auto di servizio. L’annuncio è stato riportato con enfasi e titoli a sei colonne: "Adesso tocca alle auto blu. Parola di governo". In realtà la stura alle auto di Stato non riguarda solo quelle blu che sono la pietra dello scandalo antico, ma tutte quelle in servizio alle amministrazioni e a carico del pubblico che dal punto di vista economico incidono in modo molto maggiore. Così il decreto del 13 gennaio si abbatte su amministrazioni centrali dello Stato ma anche su comuni, province e regioni ed enti. Nessuno si salverebbe. Il testo, messo a punto dal ministro Patroni Griffi, si propone dunque di sfrondare l’intero parco mezzi ma cerca anche di dare una regolata al loro uso, limitando quello di rappresentanza a poche categorie ben individuate. "L’auto sarà concessa al ministro ma non al direttore generale, al sindaco ma non agli assessori o al segretario comunale", spiegava lo stesso ministro Griffi. Che prometteva anche maglie più strette per i controlli e per la verifica degli acquisti eliminando la possibilità per le amministrazioni di comunicare entro trenta giorni l’acquisto effettuato al Dipartimento della funzione pubblica. D’ora in poi, dice il decreto, la segnalazione deve essere immediata.

Ma a frenare gli entusiasmi è un dettaglio non da poco. Il taglio, infatti, non scatta subito come molti vorrebbero. E il motivo è che – nonostante gli sforzi compiuti – ancora oggi non si sa neppure quante siano le auto blu in Italia. Il ministero ha infatti avviato un censimento già lo scorso anno tramite il Formez ma i dati finora pervenuti sono solo parziali: al censimento hanno risposto 5.600 amministrazioni per un conteggio di 50mila auto e all’appello mancano ancora 2.500 amministrazioni, il 30% del totale. Così, da una parte e si ipotizza un parco superiore ai 70mila veicoli e dall’altro si rimanda la stretta a quando si avranno dati completi, utili anche per capire cosa fare delle vetture in eccesso (per le quali il governo ipotizza una vendita all’asta). Il punto è che nell’interludio tra nuove e vecchie regole, non è scattato l’auspicato stop agli acquisti. Anzi, mentre il governo prendeva provvedimenti per riportare la spesa delle quattro ruote sotto controllo già si preparava il bando procedere a nuovi acquisti.

La notizia causerà qualche malumore anche perché il decreto del governo è stato accompagnato da un corredo di dati e di episodi non proprio "illuminanti" sulla diffusione e sull’uso dell’auto blu. Si è scoperto ad esempio che le vetture in uso esclusivo sono 1.737, 1.692 e 44.356 quelle di servizio. Nell’Italia che fa i conti con il rischio default la media di vetture di rappresentanza è di 2,6 ogni centomila abitanti, molto superiore a quella di paesi europei dall’economia meno disastrata. Solo la Lombardia, capofila tra le regioni, ha 200 vetture con uso esclusivo, 230 non esclusivo e 7.100 di servizio. Non si capisce come facciano ad andare avanti le amministrazioni di Liguria, Molise, Basilicata, Calabria e Trentino che, tutte insieme, non arrivano a tanto. E al censimento mancano ancora le dotazioni ministeriali, cosa non di poco conto se si pensa che solo il Ministero della Difesa ne conta 700 (oltre alle 9 Maserati blindate fonte di tante polemiche). La pubblicazione dei primi dati è stata poi accompagnata da un poco edificante corredo di aneddoti e cronache circa l’uso disinvolto che si fa di questo patrimonio pubblico su gomma: il Messaggero Veneto, ad esempio, ha pizzicato il presidente del consiglio regionale a scorrazzare in lungo e in largo per il Friuli tra partite di calcio e impegni private. L’ultima la racconta l’Espresso e riguarda l’assessore siciliano Gaetano Armao che cede l’Audi 6 regionale alla fidanzata. L’autista, pagato dai contribuenti, va a prenderla sotto casa e attende la fine dello shopping, poi la riaccompagna alla sua abitazione. Dettaglio: lei si chiama Lara Bartolozzi, è un magistrato della sezione fallimentare del Tribunale di Palermo e come tale è sicuramente edotta di cosa significa l’espressione abuso del bene pubblico.

Autore: Thomas Mackinson / Fonte: ilfattoquotidiano.it
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Sorpreso Fitch taglia il rating all’Italia da A+ ad A- e declassa Belgio e Spagna

Messaggio Da Alaudae Sab 28 Gen - 11:45:50

pranzetto alla Camera - Pagina 5 Fitch_lapresse-300x199

ROMA, 27 GEN – Fitch ha tagliato il rating dell’Italia di due notch portandolo da ‘A+’ ad ‘A-’ con outlook negativo. Gli analisti se lo aspettavano, ma l’ennesima batosta al nostro Paese arrivata a chiusura dei mercati di venerdì, riaccende i fari sulla nostra situazione anche se con meno allarme di quanto previsto.

Fitch, rispetto a Standard&Poor’s e Moody’s, è l’agenzia che finora ha giudicato meglio l’Italia. Solo grazie ”al forte impegno del governo italiano sui conti pubblici e sulle riforme ha evitato un taglio piu’ severo del rating”, ha fatto sapere Fitch. L’outlook negativo indica ”possibilita’ di poco superiori al 50% di un ulteriore declassamento nei prossimi due anni”.

Fitch mette in evidenza che la decisione di declassare l’Italia riflette la situazione di un ”livello elevato del debito pubblico e un basso tasso di crescita che hanno reso il Paese particolarmente vulnerabile”. A preoccupare è l’aumento dei costi di finanziamento ”con l’ampliamento del divario tra tassi di interesse e crescita economica che comporta implicazioni negative sulla dinamica del debito pubblico”.

L’agenzia rileva anche che ”l’intensificarsi della crisi dell’eurozona e le difficoltà di finanziamento incontrate dal governo dell’Italia e dal sistema bancario, per quanto attenuate dai finanziamenti di emergenza a 3 anni della Bce, hanno messo sotto i riflettori il persistere di rischi dovuti all’assenza di un piano europeo pienamente credibile e capace di garantire sostegno finanziario a Paesi solventi ma potenzialmente illiquidi”. Fitch prevede per l’economia italiana una contrazione dell’1,7% nel 2012 e una crescita di appena lo 0,3% nel 2013 e sottolinea come riforme fiscali più incisive possano rafforzare la fiducia nella sostenibilità del surplus primario nel lungo periodo.

Insieme a noi anche il Belgio di un gradino e la Spagna, la Slovenia e Cipro. Per tutti questi Paesi l’outlook è megativo.

C’è una “significativa possibilità” che l’agenzia di rating Fitch tagli il rating italiano, aveva detto il 10 gennaio l’analista dell’agenzia David Riley secondo la Bloomberg. Secondo Riley, responsabile dei rating sovrani dell’agenzia statunitense, “per rimuovere il premio di rendimento (dei titoli di Stato) dovuto alla crisi, ndr) ci vorrebbe una credibile rete di protezione”.

Il 13 gennaio 2012 S&P ci aveva fatto retrocedere ufficialmente per la prima volta nella storia in ‘serie B’. Nessuna agenzia di rating aveva infatti mai tolto la ‘A’ al debito sovrano italiano, che per Standard and Poor’s a metà gennaio valeva ‘BBB+’, tre gradini dalla categoria speculativa ‘junk’, che per l’agenzia inizia a BB+.

A ottobre 2011 Moody’s aveva declassato l’Italia. Dopo Standard&Poor’s, un’altra agenzia aveva così dato un voto negativo al nostro debito pubblico e alle prospettive di crescita. Da AA2 il nostro Paese era passato ad A2.

La prima era stata proprio S&P che a settembre 2011 a sorpresa, ma non troppo, ci aveva bocciato. “Prospettive di crescita economica scarse e una coalizione di governo altrettanto fragile”: erano queste le motivazioni con cui una delle tre maggiori agenzie di rating aveva abbassato il suo giudizio sull’affidabilità dell’Italia: da A+ ad A.
27 gennaio 2012 | 19:11
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Sorpreso Grazie al professor Mario Monti i caccia italiani potranno bombardare in Afghanistan

Messaggio Da Alaudae Dom 29 Gen - 23:15:26

pranzetto alla Camera - Pagina 5 03166_mario_monti

AFGHANISTAN, IL GOVERNO MONTI DÀ IL VIA LIBERA AI BOMBARDAMENTI: I NOSTRI 4 CACCIA SARANNO DOTATI ANCHE DI BOMBE. NON GLI BASTAVA SPARARE ORA POTRANNO ANCHE BOMBARDARE.. E DIRE CHE TEMPO FA SI PARLAVA DI RITIRO DALL'AFGHANISTAN MENTRE OGGI RAFFORZIAMO IL NOSTRO RUOLO IN QUESTA GUERRA INUTILE AD UN TERRORISMO FIGLIO DI QUELLI CHE LO STANNOCOMBATTENDO..L'INGANNO GLOBALE PROSEGUE!

Caro Monti ti scrivo..mi verrebbe da dire..Ma visto che siamo in condizioni del tutto lontane da ogni logica democratica mi risparmio anche quest'incipit così amichevole. E allora da cittadino mi incavolo e mi ritorno alla mente la mia costituzione dove c'è scritto a caratteri cubitali che l'Italia ripudia la guerra! E allora va bene difendersi, ma attaccare proprio no. Ma amici miei la costituzione è carta straccia e questa non è una democrazia da tempo. E con Monti abbiamo un uomo della massoneria al potere..Figuriamoci che cosa gliene può fregare della costituzione o di quei poveri civili afghani che una guerra inutile si è portato via..Non ci bastava sparare ora vogliamo anche bombardarli i poveri afghani.

Ora dotiamo anche i nostri caccia di bombe costosissime alla faccia del nostro spirito pacifista e alla faccia della crisi..Fortunatamente non sono l'unico ad essere sdegnato da questa tremenda notizia. Leggendo un messaggio in un gruppo Facebook mi sono imbattuto con piacere nello status di Ferrero(Prc). Dico con piacere sia per le sue parole ma soprattutto per i commenti degli utenti:

Il governo ha deciso che gli aerei in Afghanistan potranno non solo sparare ma anche bombardare, dando il via libera nello specifico all'impiego delle bombe per i quattro cacciabombardieri italiani Amx Acol schierati ad Herat: è una vergogna! È intollerabile che il nostro governo decida, unico al mondo, di rafforzare il proprio ruolo di guerra, invece di perseguire l'obiettivo di andarsene il prima possibile da quel conflitto infinito». Lo afferma Paolo Ferrero, segretario nazionale di Prc-Fds che parla di un «altro pessimo elemento di continuità con il governo Berlusconi». «Anzi, l'esecutivo Monti - conclude Ferrero - riesce là dove La Russa aveva fallito, connotando in maniera ancora più pesante la nostra insensata presenza nella guerra in Afghanistan»



Fonte: free-italy.info
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Messaggio Da Alaudae Ven 10 Feb - 21:54:18